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Produzione di fertilizzanti a formulazione magnetica
La produzione di fertilizzanti a formulazione magnetica, in grado di riequilibrare il terreno e le colture e di riparare l’ecosistema, rappresenta, oltre ad una visione nuova ed allargata nel campo della produzione di mezzi tecnici, l’unica possibile svolta al problema dell’inquinamento ed a quello conseguente delle mutazioni climatiche.
Per questo, oggi, in agricoltura è indispensabile ricorrere all’impiego dei nostri fertilizzanti. Nati da una scoperta scientifica rivoluzionaria, essi sono completamente naturali, sia perché imitano i processi di Madre Natura sia perché sono composti da minerali, acqua ed energia.
I minerali, costituiscono il “timbro” degli elementi della fertilizzazione naturale. ll timbro è il riproduttore di una sostanza della quale basta la traccia. Infatti questi minerali, dalle analisi chimico-fisiche risultano presenti in quantitativi non significativi perché rintracciabili solo sotto forma magnetica. Sarà la pianta, con il suo programma, a riprodurli nelle quantità necessarie al proprio fabbisogno.
L’acqua, principio di tutta la struttura vitale, è il solvente.
L’energia è sotto forma di “essenze magnetiche”, la cui concentrazione varia in rapporto alla funzione. Ad esempio, oggi, per la programmazione dell’equilibrio della pianta, nel processo di caricamento delle particelle inerti si utilizza una quantità di energia vitale pari a 12.000 kW/litro con picchi che superano i 460.000 kW/litro, mentre per la bonifica del terreno servono 460.000 kW/litro con picchi fino a 2.000.000 di kW/litro. Questi enormi quantitativi di energia sono dunque riutilizzati dalla pianta per il suo programma.
I nostri fertilizzanti sono inorganici liquidi, ad altissima concentrazione. Diluiti in acqua formano un composto pre-organico prontamente assimilabile, capace di riprogrammare tutte le fasi vegeto-produttive della pianta e di rigenerare le strutture vitali del terreno. La rigenerazione della fauna microbica attraverso l’autoriproduzione di microrganismi vergini e la rigenerazione delle strutture vegetali sono la principale caratteristica innovativa di questi fertilizzanti.
A differenza degli altri prodotti impiegati in agricoltura, che si limitano soltanto ad un’azione chimico-fisica, così contribuendo ad una proliferazione incontrollata di molecole a circuito aperto ed innescando problematiche multiple ed interdipendenti, queste formulazioni agiscono sulla struttura magnetica della pianta ripotenziandola. Ne consegue un progressivo riequilibrio che determina l’ottimale produttività di ogni coltura.
L’impiego di questi innovativi fertilizzanti è semplice: prevede quantitativi annui ad ettaro minimi (mediamente 3 litri per ogni ciclo colturale) da distribuire per via fogliare o radicale durante le diverse fasi di coltivazione, anche in miscela con altri prodotti; dosi superiori alle indicazioni non danneggiano mai la pianta.
Essi non contrastano i programmi agronomici in atto, anzi, ne ottimizzano i risultati; sono tranquillamente manipolabili perché privi di effetti nocivi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
Incrementano il reddito dell’agricoltore grazie all’aumento della produzione agricola in percentuali rilevanti che possono variare, in funzione dello stato del terreno e della coltura, da un 20% ad un 100%.
Il progressivo incremento dei risultati è legato al riequilibrio della pianta e del terreno che si articola in tre fasi annuali: una prima fase di preparazione, una seconda fase di potenziamento ed una terza fase di stabilizzazione, alle quali segue un programma di mantenimento.
Il campo d’applicazione comprende tutti i settori dell’agricoltura, sia essa biologica o convenzionale, in pieno campo, fuori suolo o in serra.
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